Succhi vegetali freschi: buoni o cattivi?

Succhi vegetali freschi: buoni o cattivi?

I succhi vegetali freschi sono diventati molto popolari negli ultimi anni, ormai si possono trovare facilmente anche in molti bar.

 

Mi si conceda una piccola disgressione personale: per lungo tempo non ne sono stata molto attirata, forse perché ero troppo affezionata al piacere di mangiare un frutto o una verdura nella loro interezza. Amo ancora quest’idea, naturalmente, e non c’è nulla che mi dia più soddisfazione di un coloratissimo piatto di verdure fresche e croccanti condite con un filo d’olio extravergine di oliva e tanti semini.

 

Allo stesso tempo, però, ho cambiato idea sui succhi vegetali freschi, anche se personalmente non ne sento il bisogno. Possono essere degli alleati preziosi della nostra salute, soprattutto quando sono presenti problemi di digestione, assorbimento e infiammazione intestinale. Persone con patologie a volte anche gravi hanno seguito regimi alimentari ricchi di centrifugati di verdura e frutta (poca) e hanno visto nell’arco di settimane o mesi un completo ribaltamento delle loro condizioni.

 

Questo non significa che siano indispensabili, miracolosi e adatti a chiunque, ma per alcuni possono fare la differenza se inseriti opportunamente in una dieta equilibrata.

 

Quali sono i loro pregi?

– Contengono importanti fitocomposti in forma concentrata, altamente biodisponibili e quindi facilmente assimilabili: vitamine, sali minerali, oligoelementi, oltre a proteine e carboidrati. Sono ottimi per chiunque, in modo particolare per persone debilitate, stanche e inappetenti.

 

– Sono particolarmente indicati per chi ha l’intestino talmente danneggiato e infiammato che non digerisce nemmeno gli alimenti più fisiologici per l’uomo: frutta e verdura. Ciò si può verificare per varie ragioni, tra cui alimentazione scorretta (con- sumo di prodotti industriali, raffinati, trasformati, associazioni sbagliate, troppo cibo, troppo cotto, ecc.), uso prolungato di farmaci, assenza di movimento.

 

Si può rieducare un intestino in tali condizioni? Certo, si può almeno provare. In questo processo i centrifugati costituiscono il miglior metodo per dare riposo all’apparato digerente, favorire la rigenerazione della mucosa intestinale e l’autoriparazione dei tessuti. Sono infatti privi delle parti fibrose di frutta e verdura, che infastidiscono e sono mal tollerati da un apparato digerente in cattive condizioni. Ciò è importante, in particolare, per la verdura, che contiene cellulosa, una molecola che, in condizioni normali, aiuta il transito intestinale, mentre può essere troppo aggressiva, troppo ‘ruvida’ per un intestino fragile. L’emicellulosa della frutta, invece, è più solubile e quindi più facilmente digeribile, soprattutto se la frutta è ben matura.

 

– Danno sazietà, nutrono senza appesantire e richiedono un minimo lavoro di digestione.

 

– Tra i numerosi micronutrienti che contiene, la verdura è ricca di minerali, utili per mantenere l’equilibrio acido-basico del corpo e permettere numerose reazioni metaboliche cellulari.

 

Sono molto amati dai bambini, anche quando non sono stati abituati a mangiare frutta e verdura fin da piccoli. Si possono fare dei mix colorati e giocosi, magari decorandoli con pezzetti di frutta e verdura fresche per ottenere degli allegri ‘mangia e bevi’. I bimbi stessi possono partecipare alla raccolta e alla preparazione di succhi e frullati, imparando così a conoscere vari tipi di vegetali.

 

– E che fare con i resti (fibre vegetali)? Li gettiamo? No! La cosa migliore consiste nel ridonarli alla terra, spargendoli sul suolo e ricoprendoli con rami spezzati (tecnica del BRF, bois raméal fragmenté), un po’ come avviene naturalmente in una foresta. Pare sia un ottimo metodo per nutrire il terreno e invitare nuovi ospiti (lombrichi, microrganismi, ecc.) a ripopolarlo e renderlo fertile. In alternativa si possono riciclare nel compost di casa. Un’altra possibilità consiste nell’utilizzarli per preparare deliziosi crackers.

 

C’è chi dice che bere succhi anziché vegetali integri sia artificiale, perché la natura ci offre i suoi prodotti per mangiarli come sono, come crescono sugli alberi o al suolo, non ce li dà spremuti. È un’osservazione corretta, ma è anche vero che la maggior parte di noi non vive rispettando le condizioni di vita ideali per l’essere umano. I vegetali di oggi, per esempio, hanno un valore nutritivo inferiore rispetto al passato, in quanto i nostri suoli sono stati sfruttati e impoveriti oltre misura dalle moderne tecniche di coltivazione. I succhi permettono di concentrarli e consentono a chiunque, soprattutto a persone ammalate e/o prive di forze, di riprendersi più rapidamente.

 

Magari chi sta benissimo, ha una salute di ferro, non è mai stressato, è in forma smagliante (fuori e dentro!), vive in un posto che gode di un clima spettacolare tutto l’anno… ecco, forse non ha bisogno di estratti, ma… ce ne sono tante di persone così?

 

Come prepararli?

Questo è un punto fondamentale. Spesso, soprattutto all’inizio, si tende ad eccedere con la frutta, naturalmente più dolce e piacevole al palato della verdura. È un grande errore perché estraendo le fibre, gli zuccheri della frutta, oltretutto concentrati, entreranno in circolo molto più rapidamente, creando un improvviso picco glicemico e stimolando la rapida secrezione di insulina, con tutte le conseguenze deleterie che questo comporta.

 

L’ideale quindi è utilizzare soprattutto verdure, associando per esempio foglie verdi e verdure più dolci, come carote e barbabietole. Per rendere il succo più appetibile, soprattutto se è destinato ai bambini, si può aggiungere un frutto (agrumi, mele, pere…), avendo però l’accortezza di non superare la proporzione di un terzo di frutta e almeno due terzi di verdura.

 

Un’altra astuzia per evitare l’innalzamento rapido della glicemia consiste nell’associare al succo un po’ di grasso, per esempio un cucchiaino di olio di cocco (o latte di cocco) o di burro chiarificato.

 

Tra le verdure si prestano bene carote, sedano, rape, ravanelli, cetrioli, topinambur, rafano, scorzonera e altre radici, verdure a foglie verdi (come spinaci e bietole), erbe aromatiche (prezzemolo, coriandolo, ecc.), erbe spontanee (ortiche, tarassaco, ecc.), germogli di semi…

Ci si può ‘divertire’ provando, oltre a quelli tradizionali, anche insoliti abbinamenti.

Inoltre, con i semi oleosi si possono preparare vari tipi di latte vegetale.

 

Come assumerli?

Non vanno ingurgitati come se si stesse bevendo un bicchier d’acqua ma assunti a piccoli sorsi e letteralmente masticati, per favorire l’assimilazione dei nutrienti e per evitare eccessivi rialzi glicemici. È importante che non siano freddi ma almeno a temperatura ambiente o leggermente scaldati a bagno-maria. Inoltre non dovrebbero essere assunti in grandi quantità poiché si tratta di preparati eccezionalmente densi sul piano nutrizionale. Un bicchiere di estratto corrisponde ad un volume di vegetali che difficilmente si riuscirebbe a mangiare in un solo pasto. Eccedere con i succhi significherebbe correre il rischio di alterare il delicato equilibrio salino del corpo.

 

Brano tratto dal libro Alimentazione naturale e consapevole, in corso di aggiornamento.

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Simona Grossi

info@simonagrossi.it

Sono Simona, biologa nutrizionista e naturopata. Ti aiuto a ritrovare forza ed energia attraverso un’alimentazione corretta, svolgere un’attività fisica adeguata e a trovare momenti di rilassamento, piacere e lentezza.

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