La febbre e il calore come protezione dalle infezioni

La febbre e il calore come protezione dalle infezioni

Parlando con diverse persone in questi giorni, mi sono resa conto che per molti la prima cosa da fare quando compare la febbre consiste nell’assumere un antipiretico, perché la febbre è considerata una malattia, qualcosa di negativo da contrastare sul nascere.

 

In realtà, la febbre è una reazione naturale e normale dal punto di vista biologico, attraverso la quale il corpo reagisce ad aggressioni esterne. Grazie all’innalzamento della temperatura infatti, il sistema immunitario si trova nelle condizioni di reagire al meglio all’attacco di microrganismi (virus, batteri, funghi, lieviti) e tossine.

 

La medicina ufficiale raccomanda di non superare i 38°C, dimenticando gli effetti indesiderati degli antipiretici e degli antibiotici, e non spiegando a cosa serve la febbre.

 

In presenza di aggressioni esterne (infezioni, tossine, sostanze estranee), il sistema immunitario reagisce, i macrofagi sono attivati e liberano alcune interleuchine che a loro volta stimolano la secrezione di prostaglandina E2, indispensabile per determinare l’aumento della temperatura corporea, regolata a livello ipotalamico.

 

La febbre svolge alcune funzioni essenziali, per esempio:

 

Ostacola la proliferazione di batteri e virus che non possono sopravvivere a temperature di 38-39°C o superiori. Sopprimere la febbre può aumentare la velocità di proliferazione di virus e batteri. Si è visto che quando ci sono infezioni batteriche gravi, la sopravvivenza appare inferiore nei soggetti con scarsa reazione febbrile.

 

– Fa dilatare i vasi sanguigni aumentandone la permeabilità e lasciando passare cellule protettrici, immunocompetenti, capaci di catturare e uccidere gli intrusi laddove sia necessario.

 

– Durante la reazione all’agente infettivo l’organismo produce sostanze protettive, per esempio con funzione anti-tumorale.

 

Le variazioni di temperatura, seppure lievi, sono normali nel nostro organismo, basti pensare a quelle che ogni mese accompagnano i cambiamenti ormonali nella donna, aiutandola a distinguere i periodi di maggiore e minore fertilità.

 

Se la febbre supera i 40°C è opportuno intervenire perché una temperatura superiore ai 42°C comporta la denaturazione delle proteine. Tuttavia, solo raramente l’organismo raggiunge tali temperature perché la febbre è una risposta fisiologicamente adattata. Se non c’è una reale necessità è inutile e anzi controindicato intervenire con antipiretici per riportare immediatamente la temperatura corporea a livelli normali. Questo prolunga infatti l’infezione virale o batterica e può favorire l’insorgenza di problemi ben più gravi e subdoli nel lungo periodo, come malattie croniche e degenerative. Oppure, come stiamo osservando nel caso del Coronavirus Sars-CoV-2, l’abbassamento della temperatura facilita il progredire dell’infezione a livello polmonare e quindi la comparsa di una polmonite interstiziale.

 

Per non parlare del fatto che alcuni farmaci antinfiammatori con azione anche antipiretica (in particolare quelli contenenti ibuprofene) sembrano favorire l’infezione da Sars-CoV-2, al punto che in alcuni paesi è stato raccomandato di non servirsene.

 

Per quanto riguarda l’insorgenza di convulsioni, uno dei timori più diffusi come complicanza della febbre alta, nell’individuo adulto esse hanno generalmente altre cause (epilessia, forte insolazione).

 

Un’attenzione particolare meritano persone con problemi cardiocircolatori e renali. La febbre, infatti, aumenta il consumo di ossigeno e la produzione di anidride carbonica, aumenta il lavoro cardiaco, il catabolismo delle proteine e il fabbisogno calorico. Altre categorie di persone che è bene sorvegliare sono i bambini e gli anziani, in particolare se soffrono di malattie a carico dell’apparato cardiovascolare e polmonare. La terapia con antipiretici in questi casi può essere giustificata ed opportuna.

 

Infine, ma non meno importante, il nostro organismo produce la febbre non solo come risposta alle aggressioni microbiche, ma anche per sbarazzarsi dalle tossine accumulate, in seguito ad una serie di abitudini di vita inadeguate. Il corpo reagisce con la febbre per bruciare letteralmente gli eccessi di cui si è sovraccaricato, riattivare il metabolismo e stimolare l’attività enzimatica.

 

Cosa ci dice questo rispetto all’infezione che tanto spaventa in questi giorni? È probabile che il Sars-Cov-2, come altri Coronavirus, tema il caldo, soprattutto il caldo umido, quindi, ai primi segni di infezione – malessere, stanchezza, sensazione di ossa rotte, brividi – possiamo provare a sfruttare alcuni rimedi naturali per bloccargli la strada all’entrata. Oggi sappiamo infatti che non è tanto il virus in sé ad uccidere, ma la reazione del sistema immunocompetente dell’ospite al virus, tanto più forte quanto più alta è la carica virale. In altre parole, più il virus si replica peggio è.

 

Vediamo alcuni semplici gesti che in caso di necessità possono tornare utili, non solo in caso di infezione da Sars-Cov-2 ma anche per l’influenza comune.

 

Bagno ipercalorico

Prima di tutto possiamo fare un bagno ipercalorico per mimare l’innalzamento naturale dell’organismo come reazione di difesa. Ne ho parlato in maniera più dettagliata in un articolo precedente.

 

Suffumigi

Ottimi sono i suffumigi (o fumenti), che consistono nel respirare vapore caldo e umido. Come realizzarli? Per fare i suffumigi prendi una pentola piuttosto ampia, riempila di acqua bollente e aggiungi qualche goccia di olio essenziale o qualche cucchiaio di bicarbonato o un pezzo di radice di zenzero.

 

Posiziona il viso sopra la pentola, copri la testa con un panno e inala il vapore che si libera. Il panno aiuta a non disperdere il calore, accentuando l’effetto liberatorio delle vie respiratorie. Gli oli essenziali più adatti sono, per esempio, eucalipto, timo e tea tree.

 

Lavaggi nasali

Anche i lavaggi nasali sono ottimi per prevenire o curare il raffreddore e altri disturbi a carico dell’apparato respiratorio. In questo caso non si tratta di sfruttare il calore ma di un rimedio utile per rimuovere secrezioni, polveri e sostanze inquinanti che ostruiscono le prime vie aeree. Se il naso non viene adeguatamente e regolarmente pulito aumentano i rischi di otite, sinusite, adenoidite e bronchite.

 

Per effettuare il lavaggio è necessario un piccolo recipiente chiamato neti lota, a forma di teiera, con un beccuccio da inserire in una narice del naso.

 

Per prima cosa si prepara una soluzione di acqua e sale in cui la concentrazione è pari a quella delle cellule del nostro corpo, cioè 0.9% (soluzione fisiologica). In caso di forte congestione si può anche usare una soluzione ipertonica, con una concentrazione di sale superiore allo 0.9%.

 

Al posto della soluzione salina si può aggiungere all’acqua una goccia di olio essenziale, per esempio tea tree.

 

Si riempie il neti lota con il liquido e mantenendosi in posizione eretta, davanti allo specchio, si inserisce il recipiente in una narice, piegando leggermente la testa per fare entrare il liquido e respirando con la bocca aperta. La soluzione dovrebbe uscire dall’altra narice.

 

Si tratta di una pratica poco invasiva utilizzata fin dall’antichità, che dovrebbe entrare a far parte della normale igiene quotidiana. Adatta sia ai bambini che agli adulti, è particolarmente benefica per persone soggette a infezioni alle vie aeree (specialmente se vivono in zone inquinate) e alle allergie.

 

Infusi e decotti

Ottimi gli infusi e i decotti a base di erbe e spezie riscaldanti e immunostimolanti (zenzero, curcuma, cannella, chiodi di garofano, noce moscata, eccetera). Uno dei miei preferiti, non tanto per il sapore ma per il suo potente effetto purificante, è un infuso a base di aglio, cipolla, zenzero e limone. Si possono usare anche le parti esterne se gli ingredienti non sono stati trattati con pesticidi. È una bevanda talmente portentosa che l’ho battezzata “tisana scaccia virus”.

 

Infine, se la febbre dovesse presentarsi, non dobbiamo abbassarla con un farmaco ma accompagnarla. Questo significa per esempio raffreddare la fronte e la nuca con un tessuto bagnato di acqua fresca, passandolo di nuovo sotto l’acqua corrente non appena si scalda. In questo modo proteggiamo il cervello ma lasciamo che il resto del corpo “bruci”, ostacolando così la replicazione virale e il suo accesso ai polmoni, dove crea le complicanze più gravi.

 

Se a tutto questo aggiungiamo una dieta sana ricca di vegetali freschi, grassi “buoni”, proteine di qualità, alcuni integratori e/o superfoods laddove siano necessari, un buon sonno rigenerante e un po’ di esercizio fisico, possiamo forse aumentare le probabilità che l’eventuale incontro con il temuto virus si risolva senza le complicanze alle quali purtroppo, in alcuni persone, dà origine.

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Simona Grossi

info@simonagrossi.it

Sono Simona, biologa nutrizionista e naturopata. Ti aiuto a ritrovare forza ed energia attraverso un’alimentazione corretta, svolgere un’attività fisica adeguata e a trovare momenti di rilassamento, piacere e lentezza.

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